Fondo Turismo 2026: il decreto è in Gazzetta. Hai tempo fino al 20 maggio per arrivare pronto

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale scatta il termine perentorio di 30 giorni per l’avviso Invitalia. Chi arriva pronto alla finestra di apertura ha un vantaggio concreto: ecco i passi da fare ora.

3 min di lettura · Fonte: Gazzetta Ufficiale n. 91 del 20 aprile 2026

Aggiornamento 20 aprile 2026. Il decreto del Ministero del Turismo del 16 marzo 2026 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 91 del 20 aprile 2026. Da questa data decorre il termine perentorio di 30 giorni entro cui la Direzione generale del Ministero del Turismo deve emanare l’avviso pubblico operativo con le date di apertura dello sportello, la modulistica e le modalità di accesso al portale Invitalia. La scadenza cade il 20 maggio 2026.
20 apr
Pubblicazione decreto in Gazzetta Ufficiale n. 91
20 mag
Scadenza per l’avviso pubblico operativo MiTur
109 M€
Dotazione complessiva del Fondo

Cosa cambia con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale

Fino al 20 aprile la misura era tecnicamente definita ma non vigente: il decreto era firmato e bollinato, ma non produceva ancora effetti giuridici. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale la situazione cambia su due fronti. Il primo è operativo: decorre il termine di 30 giorni per l’avviso pubblico, il che rende prevedibile, salvo proroghe, la finestra di apertura delle domande entro la prima metà di giugno 2026. Il secondo è sostanziale: le spese sostenute dopo la presentazione della domanda saranno ammissibili al contributo. Chi ha interventi già pianificati e cantierabili non deve aspettare l’apertura dello sportello per progettarli, ma deve arrivarci con tutto pronto per presentare la domanda nel più breve tempo possibile dall’apertura.

È utile tenere presente che nei bandi gestiti da Invitalia con procedura a sportello la dotazione viene assegnata in ordine cronologico di arrivo delle domande ritenute ammissibili. La qualità tecnica del progetto incide sull’ammissibilità, non sulla posizione in graduatoria: presentare una domanda completa e corretta il prima possibile è quindi una scelta con effetti diretti sul risultato.

Chi rientra nella misura

Il perimetro della misura è più ampio di quanto spesso si percepisca. L’Allegato 1 del decreto copre l’intero ecosistema dell’offerta ricettiva e di ospitalità italiana, ben oltre il binomio alberghi e ristoranti. Possono accedere anche le imprese attive da almeno tre anni che, pur non disponendo di un codice ATECO specifico tra quelli elencati, dimostrino attraverso le scritture contabili un fatturato prevalentemente riconducibile ad attività del settore.

Categorie ammesse dall’Allegato 1
Alberghi e strutture ricettive similari · Bed and breakfast · Ostelli e rifugi · Case e appartamenti per vacanze · Campeggi e villaggi turistici · Glamping · Marina resort · Ristoranti con servizio al tavolo e da asporto · Catering per eventi · Stabilimenti balneari · Centri termali e centri benessere · Parchi di divertimento e tematici · Discoteche e sale da ballo · Organizzatori di convegni e fiere · Imprese attive da almeno 3 anni con fatturato prevalentemente riconducibile ad attività del settore, anche in assenza del codice ATECO specifico.

Cosa fare nelle prossime settimane

Il periodo tra la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e l’apertura dello sportello è la finestra operativa più preziosa dell’intera misura. I passi da compiere sono cinque. Il primo è la verifica dei requisiti soggettivi: iscrizione al Registro delle Imprese, regolarità del DURC, assenza di situazioni di difficoltà finanziaria ai sensi della normativa europea sugli aiuti di Stato. Sanare eventuali irregolarità richiede settimane, non giorni. Il secondo passo riguarda la classificazione dell’attività: chi rientra nella categoria residuale deve raccogliere bilanci e scritture contabili degli ultimi tre esercizi per dimostrare la prevalenza turistica del fatturato. Il terzo è la progettazione degli interventi: il piano di investimento deve essere redatto da un professionista abilitato e deve dimostrare la solidità tecnica del progetto, la stima degli impatti attesi e la sostenibilità economico-finanziaria su un orizzonte di tre-cinque anni. Il quarto passo, per chi gestisce una struttura in affitto, è definire con il proprietario il perimetro degli interventi e ottenere la manifestazione formale di consenso richiesta dal decreto, senza la quale la domanda non è ammissibile. Il quinto è la verifica della cumulabilità con altri incentivi eventualmente già ricevuti o in corso, che dipenderà dal regime di aiuto che l’avviso pubblico specificherà.

Cosa definirà l’avviso pubblico del 20 maggio

Il decreto attuativo rimanda espressamente all’avviso pubblico la definizione di quattro informazioni che oggi mancano. La prima è la data esatta di apertura dello sportello telematico e la modalità di presentazione: procedura valutativa in ordine cronologico, graduatoria o click day. La seconda riguarda le eventuali ripartizioni della dotazione per dimensione d’impresa o per area geografica. La terza definirà le soglie di punteggio per la valutazione dei progetti e i criteri specifici di ammissibilità tecnica. La quarta chiarirà le condizioni di cumulabilità con altri strumenti agevolativi, in particolare rispetto al regime GBER o de minimis applicato. Monitorare la pubblicazione dell’avviso è quindi un’azione concreta, non un’attività passiva di attesa.

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