Voucher al 100% fino a 50.000 euro o contributo al 75% fino a 200.000 euro: il nuovo programma Invitalia per under 35 nel Mezzogiorno, con i limiti che pochi spiegano.
Dal 15 ottobre 2025 è operativo Resto al Sud 2.0, la misura gestita da Invitalia per sostenere l’avvio di nuove attività imprenditoriali e libero-professionali nelle otto regioni del Mezzogiorno. La misura nasce dal DL Coesione (DL 60/2024, convertito in Legge 95/2024) e trova le sue regole operative nel Decreto attuativo dell’11 luglio 2025. Rispetto alla versione precedente, chiusa definitivamente il 14 ottobre 2025, la novità strutturale più rilevante è l’eliminazione del prestito bancario a tasso zero: la quota agevolata non va più restituita. Questo non significa però copertura totale del costo: a seconda dello strumento scelto, il contributo copre il 100% delle spese fino a 50.000 euro nel caso del voucher di avvio, oppure il 75% o il 70% dell’investimento nel caso del contributo per programmi di spesa, con una quota obbligatoria a carico del beneficiario. Lo sportello è aperto a esaurimento di una dotazione finanziaria di 356,4 milioni di euro, con valutazione delle domande in ordine cronologico di presentazione.
Chi può accedere
La misura si rivolge a persone fisiche tra i 18 e i 34 anni (il 35° compleanno non deve essere ancora compiuto alla data di presentazione della domanda) che si trovino in condizione di inoccupazione, inattività o disoccupazione, oppure che siano iscritte al programma GOL o rientrino nella categoria dei cosiddetti “working poor”. È richiesta la residenza o la sede operativa in una delle otto regioni ammesse: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Il vincolo territoriale si applica in modo rigido: non è sufficiente essere originari del Sud o avere clienti nel Mezzogiorno. Il baricentro decisionale, fiscale e operativo dell’attività deve essere effettivamente radicato in una delle regioni indicate, anche per le attività basate su servizi digitali o consulenza online. Un ulteriore limite riguarda chi ha già esercitato attività con codice ATECO identico (fino alla terza cifra) nei sei mesi precedenti la domanda: tale condizione determina l’esclusione anche se l’attività risulta cessata.
Come funziona: voucher o contributo investimento
La misura prevede due strumenti agevolativi alternativi e non cumulabili, con logiche di copertura molto diverse. La scelta tra i due non è libera: dipende dalla dimensione e dalla composizione del piano di spesa, e ha conseguenze dirette sulla quota che rimane a carico del beneficiario.
Il voucher di avvio copre il 100% delle spese ammissibili, ma solo fino a un massimale di 40.000 euro, elevabile a 50.000 euro se almeno il 20% delle spese riguarda beni o servizi a carattere tecnologico-digitale o di efficienza energetica. È destinato alle spese iniziali di avvio: attrezzature, software, licenze, consulenze tecnico-specialistiche. Non consente spese edili e deve essere rendicontato entro 9 mesi dalla concessione (prorogabili a 12). Chi ha un progetto con spese superiori a questa soglia non può usare il voucher per la parte eccedente: deve scegliere l’altro strumento per l’intero investimento.
Il contributo per programmi di investimento si applica a progetti fino a 200.000 euro, ma copre solo una parte del costo: il 75% per la quota fino a 120.000 euro e il 70% per la quota eccedente fino al massimale. Il restante 25-30% è obbligatoriamente a carico del beneficiario, con risorse proprie o finanziamenti esterni. Questo strumento ammette anche opere edili di ristrutturazione funzionale, entro il limite del 50% delle spese totali, e prevede un anticipo del 50% alla firma del contratto con stati di avanzamento lavori intermedi.
I punti critici da valutare prima di presentare domanda
Il cambiamento strutturale rispetto al passato non è solo positivo. La versione precedente della misura tendeva a coprire quasi l’intero fabbisogno dell’attività nascente, incluse le spese correnti. Nella versione 2.0 il capitale circolante non è più finanziabile: utenze, canoni di locazione, materie prime, scorte e costi del personale sono esplicitamente esclusi dalle voci ammissibili. Chi avvia un’attività con fabbisogno corrente elevato nei primi mesi, come accade in molti settori stagionali o di servizio ad alta intensità di lavoro, deve essere consapevole che quella parte del fabbisogno resta interamente a proprio carico. Il cofinanziamento obbligatorio per il contributo investimento (25% fino a 120.000 euro, 30% oltre tale soglia) impone inoltre una disponibilità di risorse proprie o di accesso al credito che non tutti i candidati riescono a garantire. La non cumulabilità con altre agevolazioni pubbliche sulle stesse spese, fatta eccezione per la garanzia del Fondo di garanzia PMI, è un vincolo rilevante per chi stia valutando contemporaneamente altri strumenti regionali o nazionali. Infine, la procedura a sportello con valutazione cronologica rende il momento di presentazione della domanda tanto importante quanto la qualità del progetto: un business plan eccellente presentato tardi rischia di trovare le risorse esaurite.
La documentazione e il percorso di accesso
La domanda va presentata esclusivamente in modalità digitale sulla piattaforma Invitalia, con SPID, CIE o CNS e firma digitale. Per il voucher è richiesta una descrizione dell’iniziativa economica secondo un modello predisposto da Invitalia; per il contributo investimento è necessario un business plan completo, con analisi di mercato, previsioni economico-finanziarie e piano degli investimenti dettagliato. Invitalia può convocare il richiedente per un colloquio di approfondimento in videoconferenza, nel quale è necessario presentare il progetto in modo strutturato e documentato. Tutti i pagamenti devono essere eseguiti tramite bonifico bancario dal conto corrente dedicato, con causale contenente il riferimento al CUP del progetto: non sono ammessi pagamenti in contanti, con assegni o con carte di credito. I tempi medi stimati dalla presentazione alla prima erogazione sono compresi tra quattro e sei mesi.
Come ti affianchiamo
XD Projects supporta il richiedente in tutte le fasi operative: dalla verifica preliminare dei requisiti soggettivi e del codice ATECO, alla strutturazione del piano di impresa, fino alla predisposizione della documentazione per la piattaforma Invitalia e alla gestione della rendicontazione. L’obiettivo è presentare una domanda completa, coerente e tempestiva, perché in uno sportello a esaurimento i dettagli fanno la differenza.
Stai valutando di presentare domanda a Resto al Sud 2.0?
Richiedi un check preliminare gratuito: verifichiamo insieme i requisiti, il codice ATECO, lo strumento più adatto al tuo progetto e le spese effettivamente ammissibili prima che presenti la domanda.
Parlaci del tuo progetto